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Prevenire il diabete mangiando legumi: riducono il rischio del 35%

Prevenire il diabete mangiando legumi: riducono il rischio del 35%

09 Agosto 2017

Ricchi di sostanze nutritive importanti e poveri di grassi, i legumi sono un alimento importante, utile alla prevenzione di diabete e colesterolo alto, ma generalmente poco valorizzato, forse anche a causa dei lunghi tempi di ammollo e cottura, che mal si adattano al dinamismo della vita moderna.

Eppure ceci, fagioli, piselli, fave e lenticchie sono ottimi dal punto di vista nutrizionale: contengono apprezzabili quantità di vitamine del gruppo B, sali minerali come calcio, ferro e potassio, fibre e proteine vegetali.

Sono ottimi nelle diete dimagranti perché pur avendo un elevato indice glucidico, e quindi alto valore energetico, hanno un contenuto di grassi quasi nullo e in più favoriscono il senso di sazietà che porta a mangiare meno.

In più, i legumi sono particolarmente indicati per la dieta di chi soffre di diabete in quanto non scatenano il picco glicemico che si determina solitamente nei diabetici dopo i pasti.

Anche per questo si è spesso ipotizzato che vi fosse un legame fra il consumo di legumi e la prevenzione del diabete, anche se finora non erano state trovate evidenze scientifiche.

Recentemente, invece, uno studio condotto dall’università spagnola Rovira i Virgili nell’ambito del progetto PREDIMED – Prevenzione con la dieta mediterranea, e pubblicato su Clinical Nutrition Journal, ha dimostrato che chi consuma almeno tre porzioni di legumi a settimana abbatte del 35% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a chi ne mangia meno.

Fra tutti i legumi presi in considerazione, le più efficaci nella prevenzione del diabete sono risultate le lenticchie.

Fonte: http://www.clinicalnutritionjournal.com/article/S0261-5614(17)30106-1/abstract

Qual è la differenza probiotici e prebiotici?

Qual è la differenza probiotici e prebiotici?

08 Agosto 2017

Per mantenere in buona salute la flora batterica dell'intestino, i probiotici e i prebiotici sono molto importanti perché tengono sotto controllo i processi legati alla digestione e aiutano a contrastare il gonfiore addominale. A questo punto, la domanda nasce spontanea: i probiotici e i prebiotici sono la stessa cosa? Vediamo di fare chiarezza, capire le differenze e approfondire la loro "missione".

I probiotici, sono una sorta di microrganismi definiti batteri "buoni" e quando vengono ingeriti, raggiungono l'intestino vivi, favorendo il miglioramento dell'equilibrio microbico. I più conosciuti sono lactobacilli e i bifidobatteri, che si trovano in buone quantità nei formaggi e nello yogurt.

I prebiotici, invece sono delle fibre alimentari solubili, come il polidestrosio, e servono per nutrire i batteri "buoni" che vivono all'interno dell'intestino e di conseguenza, ne permettono lo sviluppo. I prebiotici a differenza dei probiotici, attraversono lo stomaco e arrivano all'intestino senza subire nessun tipo di alterazione o modifica.

Per migliorare la salute del vostro intestino, nella nostra farmacia troverete questi prodotti e consigli indicati a soddisfare le vostre esigenze.

Ansia nemica della menopausa, ne aggrava di 5 volte i disturbi fisici

Ansia nemica della menopausa, ne aggrava di 5 volte i disturbi fisici

07 Agosto 2017

L'ansia è un disturbo psicologico che può influire sulla salute fisica delle donne in menopausa. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Menopause della North American Menopause Society, chi soffre d’ansia riscontra un peggioramento di 5 volte maggiore nelle problematiche che colpiscono le donne in post-menopausa. Tale studio è stato condotto su 3.503 soggetti che hanno già superato la menopausa, di cui una buona percentuale affetta da problemi d’ansia.

Da un punto di vista strettamente medico, il termine menopausa indica l'ultima mestruazione che avviene solitamente tra i 45 e i 55 anni; mentre per post-menopausa si intende il periodo che intercorre tra la menopausa e la senilità, ovvero tra l’ultimo ciclo mestruale ed i 65 anni d’età circa. I disturbi che solitamente colpiscono le donne in questa fase sono molteplici: sudorazione notturna, insonnia e vampate di calore soprattutto nei primi tre anni, secchezza vaginale, disturbi dell'umore e palpitazioni a riposo. Inoltre, non va dimenticato l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari e la diminuzione della densità ossea che incrementa la possibilità di osteoporosi e fratture.

Joann Pinkerton, direttore esecutivo NAMS, ribadisce quanto sia importante individuare quali pazienti soffrano d’ansia con appositi screening. Afferma, infatti, che il problema viene spesso sottovalutato o ignorato, quando potrebbe essere invece arginato con esercizio fisico, tecniche di rilassamento, riduzione di caffeina o terapie ormonali per le quali è ovviamente necessario consultare il proprio medico.

Perché l’ansia sia così deleteria per il post-menopausa è ancora oggetto di ricerca.

Sappiamo, però, che l’ansia è connessa alla presenza di sintomi urogenitali ad un aumento dei livelli di noradrenalina e serotonina che può incrementare la frequenza di vampate di calore agendo sulla termoregolazione.

Quindi, il suggerimento è di prendersi cura di sé, di trovare sempre tempo per il relax e di non sottovalutare l’ansia, soprattutto ad alti livelli.

Il pianto del neonato manda in tilt il cervello dei genitori

Il pianto del neonato manda in tilt il cervello dei genitori

06 Agosto 2017

Quando il bambino piange mamma e papà vanno letteralmente nel panico: il pianto agisce sul cervello dei genitori costringendolo funzionare in maniera diversa dal solito.

Il pianto del bambino, cioè, attiva un conflitto cognitivo nel cervello, che si trova a dover decidere immediatamente se continuare l’azione che si stava compiendo o terminarla per concentrarsi sulle necessità del piccolo.

E’ quanto afferma un team di ricercatori canadesi in un articolo su Plos One, una rivista scientifica online ad accesso libero.

L’esperimento ha riguardato un gruppo ristretto di volontari, cui è stato chiesto di identificare il colore di una parola senza tenere conto del suo significato. Immediatamente prima di effettuare il test cognitivo, è stato fatto ascoltare loro il pianto o la risata di un bambino.

I risultati dell’elettroencefalografia hanno evidenziato che tutti coloro che avevano ascoltato il pianto, rispondevano in maniera più lenta, dimostrando un’evidente difficoltà di concentrazione.

“Il pianto del bimbo può insegnare ai genitori come concentrare l'attenzione in modo più selettivo", ha spiega David Haley, dell'Università di Toronto, coautore dello studio – “E’ questa flessibilità cognitiva che permette di passare rapidamente dal rispondere alle difficoltà del bambino ad altre richieste, che, paradossalmente, possono significare ignorarlo momentaneamente”.

E’ proprio il pianto dei figli, quindi, che insegna ai genitori a diventare “multitasking”, capaci di concentrarsi su più attività contemporaneamente e di decidere rapidamente le priorità.

Come prevenire la miopia? Bambini all’aperto i più protetti

Come prevenire la miopia? Bambini all’aperto i più protetti

05 Agosto 2017

Passare del tempo all’aria aperta aiuta a proteggere l’occhio dall’insorgenza della miopia, un disturbo che colpisce quasi il 25% della popolazione.

La luce naturale impedisce che l’occhio cresca troppo rapidamente, come accade invece a chi passa tutto il giorno al chiuso:è questa la conclusione a cui è giunto uno studio presentato all’Australian Visio Convention di Queensland.

Questa ricerca, diretta dal professor Scott Read della Queensland University of Technology, ha stabilito che per evitare la carenza di esposizione alla luce naturale e prevenire la miopia o la progressione di questo disturbo, bastano due ore trascorse all’aria aperta.

Le conclusioni di questo studio, dunque, sembrano scagionare l’uso di computer, tablet e tv, spesso accusati di essere la causa scatenante di questo difetto visivo. Effettivamente, questo genere di attività viene svolto prevalentemente al chiuso, ma la colpa - scopriamo oggi - non è della distanza più o meno ravvicinata con cui si guarda lo schermo, quanto della luce artificiale che costringe l’occhio a svilupparsi più velocemente rispetto a quella esterna.

Un altro studio ha recentemente stimato che nel 2050 quasi la metà della popolazione mondiale sarà costituita da miopi (il 49,8%), e che su 4,8 miliardi di persone, ben 938 milioni svilupperanno la miopia in forma grave.

Le micosi, un altro pericolo della stagione estiva

Le micosi, un altro pericolo della stagione estiva

04 Agosto 2017

La stagione estiva è bellissima, infatti sembra che le persone durante questo "caldo" periodo dell'anno, si sentano più forti, affascinanti e aggiungiamo che semplicemente, mette un pò tutti di buonumore. Ma non finisce qui, perché bisogna stare attenti a molti nemici invisibili e silenziosi, che sono presenti nell'ambiente. Il sole non è l'unico pericolo dell'estate, perché di questa stagione fanno parte anche le micosi.

Con il termine micosi, si indicano i funghi delle infezioni cutanee e, purtroppo quando le temperature diventano eccessivamente torride e umide, questo risulta essere l'ambiente adatto, che porta allo sviluppo di questa spiacevole situazione infettiva. Le micosi sono di natura diversa e si distinguono in superficiali, cutanee, sottocutanee e sistemiche.

Come abbiamo già accennato, le micosi amano il caldo e vivono in strutture come le piscine, le palestre e le saune, quindi è molto importante stabilire la giusta protezione e adottare buone norme di igiene come lavarsi bene le mani, usare sempre le ciabatte e lavare e disinfettare con cura il proprio l'abbigliamento.

La micosi deve essere diagnosticata da uno specialista o si può chiedere alla nostra farmacia, intervenendo così, con una terapia locale o con un trattamento per via orale, ma in entrambi i casi questo dipenderà, dalla natura dell'infezione.

La protezione adatta, per ogni tipo di pelle

La protezione adatta, per ogni tipo di pelle

03 Agosto 2017

Per evitare danni irreparabili alla pelle, quando ci si espone ai raggi solari, la prima regola fondamentale è proteggerla con la giusta protezione solare. Ognuno ha un tipo di pelle diversa, che si distingue secondo il fototipo, che in dermatologia viene usata una scala di classificazione, che definisce il tipo di pelle a seconda della quantità e la qualità della melanina (sostanza responsabile dell'abbronzatura).

I fototipi sono 6 e si distinguono in:

pelle lattea e rossastra

pelle molto chiara

pelle abbastanza chiara

pelle leggermente scura e olivastra

pelle scura

pelle scurissima e nera

La pelle lattea, rossastra, molto chiara e abbastanza chiara sono dei tipi di pelle, che necessitano di una protezione solare molto alta, mentre la pelle leggermente scura, olivastra, scura, scurissima e nera, possono utilizzare una protezione, che contenga un buon filtro solare, ma più basso.

Il filtro solare è un prodotto, che garantisce la giusta protezione alla pelle dai raggi UV-A e UV-B, i maggiori responsabili dell'invecchiamento cutaneo e dai danni, che il sole provoca sull'epidermide. Il numero del fattore della protezione solare indica quante volte è possibile esporsi al sole, senza che la pelle si scotti, ma oltre il tipo di fototipo, bisogna valutare il tempo di esposizione, l'orario e il luogo.

Agli amanti del sole e dell'abbronzatura, consigliamo di chiederci informazioni più dettagliate sui prodotti solari e la corretta protezione.

Torna il pericolo tubercolosi, ora il contagio passa anche dai bambini

Torna il pericolo tubercolosi, ora il contagio passa anche dai bambini

02 Agosto 2017

La tubercolosi è una malattia infettiva che il mondo occidentale riteneva ormai sconfitta per sempre, invece dagli anni Ottanta si sta verificando una lenta ma preoccupante ripresa.

In Italia si contano circa 4000 casi di tubercolosi all’anno, il 4-5% dei quali riguarda bambini tra 0 e 14 anni.

L’allarme arriva dai medici del Bambino Gesù di Roma: la tubercolosi, spiega Alberto Villani, responsabile Pediatria e malattie infettive dell’ospedale pediatrico, sta diventando “più pericolosa, perché i batteri che ne sono la causa stanno mutando e sono diventati più aggressivi. Tanto che si sta verificando un fenomeno inedito: ora anche i bambini sono diventati in alcuni casi contagiosi, cosa mai verificatasi prima”.

Ultimamente si è verificata infatti la comparsa di bacilli di Koch resistenti alla terapia tradizionale con cui viene trattata questa malattia.

“La causa per cui anche i bambini, in alcuni casi, diventano contagiosi – ha precisato Villani – è che sviluppano una particolare forma di tbc, quella cavitaria, che è appunto contagiosa ma che, fino a pochi anni fa, era tipica solo degli adulti. Il motivo di ciò sta soprattutto nella maggiore aggressività sviluppata dai batteri responsabili della malattia negli ultimi anni”.

Il numero di bambini affetti da tubercolosi in cura presso il Bambino Gesù è andato aumentando nel corso degli ultimi cinque anni; la maggior parte dei pazienti con malattia tubercolare sono bambini di origine straniera.

Gli esperti invitano quindi a non abbassare la guardia contro le malattie infettive, perché possono verificarsi recrudescenze ed evoluzioni in forme più pericolose.

Come ridare elasticità e tono al décolleté: i trucchi per un seno perfetto

Come ridare elasticità e tono al décolleté: i trucchi per un seno perfetto

01 Agosto 2017

Per mantenere un seno alto e sodo, con il trascorrere del tempo, occorre imparare a fare qualche sacrificio e una cura quotidiana, ma con l’aiuto delle creme giuste e qualche accorgimento, si possono ottenere ottimi risultati.

La dieta

Una delle prime considerazioni da fare riguardo l’aspetto del seno, è che le variazioni di peso influiscono molto sulle sue dimensioni: il tessuto del seno, infatti, è costituito per un terzo da grasso.

Le diete drastiche hanno l’effetto di svuotare in fretta il seno, talvolta dando origine alle antiestetiche smagliature.

Un’alimentazione sana ed equilibrata, invece, favorisce la perdita di peso ma senza aggredire il tessuto adiposo del seno.

Per migliorare l’aspetto del seno e aumentarne un po’ le dimensioni, si possono scegliere cibi fitoestrogeni come i cereali integrali, la soia e i suoi derivati, alcuni legumi come fagioli e piselli, gli ortaggi a foglia verde, i semi di lino o di zucca, il cumino, la liquirizia e il finocchio.

Anche l’idratazione è essenziale, quindi bisogna cercare di bere molta acqua.

Il fitness

Chi ama la palestra non deve rinunciare al workout, perché fare esercizio fisico non significa necessariamente perdere seno: anche se non esistono degli esercizi specifici per rassodare il seno, fare attività fisica serve a mantenerne l’elasticità e la tonicità.

Il seno – va ricordato – non è un muscolo, quindi sì agli esercizi pettorali, ma con moderazione. Più che agli esercizi muscolari, meglio affidarsi in questo caso agli esercizi posturali.

Le creme

Per il seno piccolo basta una crema o gel rassodante da applicare una volta al giorno, mentre i seni prosperosi necessitano di maggiori attenzioni: meglio associare il gel rassodante al latte nutriente. E per contrastare la rilassatezza e la perdita di tono dopo gravidanza e allattamento, o in seguito a un drastico calo di peso, esistono i trattamenti intensivi con crema concentrata e le fiale che sfruttano l’effetto tensore di sostanze rivitalizzanti come il collagene, la centella asiatica, l’equiseto e l’estratto di edera.

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